• Mirko Rizzi

Corrado Deri

Torinese classe 1957 Corrado Deri si è formato tra la fine degli anni '70 ed i primi anni '80 con la scuola triennale di Scaglione e con i corsi condotti da Bonazzi, Cortese, Beppe e Ulla Bergamasco e Claudio Montagna. Dopo esperienze amatoriali collabora con il Teatro dell'Angolo e Compagnia Teatrale Stilema. Successivamente lavora professionalmente con S.T.A.F Teatro, La Baracca di Monza, Associazione Culturale Mapao e Associazione Culturale Erewhon.

Da più di trent'anni si occupa di teatro ragazzi e di laboratori teatrali nelle scuole di ogni ordine e grado.

Corrado Deri è un mio amico ed è stato il mio maestro. Ho frequentato i suoi laboratori teatrali alle scuole superiori e successivamente mi ha portato e formato a La Baracca di Monza. Mi ha insegnato quasi tutto quello che so ma sopratutto mi ha insegnato a pensare al teatro ed ai laboratori teatrali attraverso dei principi che scopro validi ancora oggi.

Di questo gli sarò per sempre riconoscente.

Come descriveresti il tuo modo di intendere i laboratori teatrali?

È difficile sintetizzare, uso una parola, anche se è un po’ “vetero”: maieutica, nell’accezione precisa del termine: “Il criterio di ricerca della verità, consistente nella sollecitazione del soggetto pensante a ritrovarla in se stesso e a trarla fuori dalla propria anima.” Com'è cambiato il tuo modo di fare i laboratori teatrali nel tempo?

Non è cambiato molto riguardo la metodologia, gli esercizi, la teoria… quello che è cambiato è “l’utenza” per quanto riguarda i bambini per esempio sono mutati i tempi di attenzione, gli stimoli, la voglia di ascoltare e di lavorare in gruppo e noi animatori dobbiamo tener conto di tutto questo Come era il "mondo" dei laboratori teatrali quando hai cominciato e come è oggi? Agli inizi fare i laboratori voleva dire sperimentare, divertirsi, divertire, rapportarsi con realtà educative differenti (scuola e genitori) per confrontarsi e crescere insieme. Adesso… Per esempio i laboratori a utenza libera: ho come l’impressione che i genitori iscrivano i bambini come li iscriverebbero a tennis, danza, calci, insomma, dove costa meno. A volte, peggio ancora, li iscrivono per far diventare i propri figli “attori”. Quali pensi che siano gli aspetti che bisogna tenere in maggiore considerazione quando si conduce un laboratorio teatrale? Credo che ora come ora sia fondamentale “creare il gruppo” Dal punto di vista "didattico" cosa non faresti mai che invece hai visto fare ad altri in un laboratori? Non userei mai la parola “didattica” Hai una fascia d'età preferita? Se sì, quale e perché. Ora come ora direi la quarta, quinta elementare. Ma se me lo avessi chiesto qualche anno fa avrei detto la prima elementare e la terza media. Il motivo è che a quell’età puoi dialogare e in più hanno ancora la voglia di stupirsi e farsi stupire. Cosa cerchi di fare sempre in un laboratorio e quale sbaglio cerchi di non fare mai? Non farei mai delle “preferenze” tra i partecipanti ai laboratori (e l’ho visto fare…) Quali pensi che siano i tuoi punti di forza nella conduzione dei laboratori? Semplicità, sincerità, serietà, professionalità. Aggiungo una facilità diciamo “innata” di rapportarmi con gli altri. E quali le tue "debolezze", se pensi di averne? Ultimamente ho poca pazienza, mi arrabbio facilmente… sarà l’età. Che rapporto esiste secondo te tra i laboratori e il teatro? Riguardo al teatro ragazzi credo che tu non possa scindere le due cose. Se fai teatro ragazzi devi conoscere il tuo pubblico, sentirne il polso. Ti rendi conto, se fai i laboratori, di quanto cambino i tempi di attenzione, l’immaginario, gli stimoli, le aspettative… Puoi raccontarci un'esperienza legata ai laboratori che ritieni ti abbia particolarmente segnato? Ogni scarafone è bello a mamma sua. Non faccio preferenze, ogni laboratorio che ho fatto mi ha dato qualcosa e mi ha fatto crescere per farmi diventare quello che sono.

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